Paesaggio terapeutico

Paesaggio terapeutico

Spesso, accompagnando le persone nei boschi, lungo fiumi e in altri paesaggi d’acqua o comunque in  posti  dal forte genius locii,  ho avuto la forte percezione degli effetti benefici prodotti dalle diverse esperienze di contatto con  la natura. Ho trovato poi la conferma in  una vasta letteratura e molteplici pratiche terapeutiche,  di come la frequentazione del paesaggio,  dei suoi luoghi, possa offrire benessere fisico e psichico; nella sua complessità il paesaggio, sciogliendo nodi e durezze del corpo e della mente, nutre l’anima appagandoci e riequilibrandoci. L’esperienza nel paesaggio, che diviene così terapeutico, è una riserva di benessere che possiamo portare con noi (nell’ordinaria tensione), quando le relazioni con natura ed equilibri naturali vengono interrotte o disturbate dallo stress e dai disturbi del quotidiano.

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In certe condizioni certi luoghi svolgono un’azione terapeutica importante per la salute del nostro corpo e della nostra mente. Il concetto di paesaggio terapeutico, dalla sua originale definizione di un luogo che produce benessere e guarigioni (si pensi ai centri termali o ai siti religiosi dove vengono attese guarigioni miracolose), è passato a quello di un luogo interpretato e quindi percepito individualmente come importante per il proprio ben-essere psico-fisico. (P.C. Farina).

Le società tecnologicamente avanzate soffrono oggi di un diffuso disagio, malessere che si esprime con depressione, aumento dei suicidi, aggressività, violenza familiare e sociale, fuga dalla realtà attraverso droghe, alcol, e altro. Molteplici esperienze e pratiche ci danno conto di come oggi siano cambiati gli stili di vita e di come questo si rifletta in una domanda di benessere abitativo, ricreativo, contemplativo, fisico e psicologico, benessere troppo spesso assente dai luoghi dell’abitare. Nasce in tal modo il bisogno di natura e l’esigenza di un ambiente tutelato.

E’ noto da sempre come proprio l’ambiente abbia una relazione privilegiata con gli stati di salute dell’uomo. Già Ippocrate in Arie, acque, luoghi ne evidenziava la relazione:  il messaggio basilare di questa opera, scritta nel IV secolo a.C., è che il medico (o chi abbia interesse per la salute delle persone) deve prestare particolare attenzione all’aria e all’acqua alla qualità dei luoghi. Andando oltre, secondo una concezione avanzata da geografi della salute, medici, sociologi, psicologi e antropologi, i ‘paesaggi terapeutici‘ rappresentano quei luoghi che in differente maniera ci aiutano a recuperare la salute o che riducono gli effetti di una malattia grazie a una combinazione favorevole di fattori fisici, biologici, culturali e sociali.

Di fatto  sono luoghi, nei quali non sono esclusi i segni della presenza umana, che ci consentono di ritrovare legami originari con l’ambiente naturale, recuperando una condizione di benessere ad un tempo fisico e psichico; questo, tanto più per soggetti emarginati, deboli e sofferenti.

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Se il recupero di uno stato di benessere legato alla frequentazione di aree verdi, boschi e parchi, sino alla cura di  giardini  e orti, è cognizione nota e diffusa, meno scontata è la capacità terapeutica della percezione e interpretazione del paesaggio, dell’immersione intima e profonda nei luoghi che lo scandiscono e nella sua memoria;  dove gran parte della capacità curativa è legata al contatto con cose della natura che possono essere alberi, fiori,  rocce e morfologie, fenomeni atmosferici, sonorità del fluire d’acqua o canti degli uccelli.