Percorsi

Percorsi

Esplorare, scoprire, conoscere quanto è sconosciuto o nascosto, osservare attentamente un luogo, attraversarlo per conoscerne esattamente l’aspetto, ascoltare, immergersi.

Per partecipare alle esplorazioni: gb.sublimes@gmail.com


Area sorgiva del Monticchio e la cava abbandonata

Monticchio

La scoperta del luogo della rigenerazione dalla demolizione del colle calcareo con cui è stata costruita la Bonifica Integrale ai nuovi ecosistemi memoria di un paesaggio “cancellato”. La torre sospesa, le macchine della vecchia cava, il Fosso della Regina, i lembi di palude, i resti calcarei, le sorgenti, il laghetto laminare, il boschetto allagato, la sorgente dell’Acqua Turchina, la sorgente del Cacarello e le altre. Tutto solo seguendo segni e tracce, usando unicamente un sottile filo rosso.

Zona Agro Pontino, provincia di Latina
Periodo  Marzo – Aprile/Novembre – Dicembre 2017
Durata 1 giorno


Pantanello di Ninfa

Pantanello2Si trova accanto al giardino più romantico del mondo, subito fuori le mura di quella che Ferdinand Gregorovius definì la Pompei del Medioevo. Il Pantanello fa parte del Monumento Naturale Giardino di Ninfa, un’affascinante sintesi tra abbandono e cura, rovine e giardino, e prende il nome dal tempietto romano dedicato alle divinità che proteggono le acque sorgive. Ricoperto dalla vegetazione e apparente residuo di ambienti scomparsi con la bonifica integrale della Pianura Pontina, il Pantanello si estende per  circa 100 ettari restituiti alla natura, un’area umida composita, densa di vita vegetale e animale, sino a pochi anni fa geometrici e ben drenati seminativi. Sentieri e passerelle che si inoltrano tra stagni, paludi e canaletti in un paesaggio sonoro fatto di canti d’uccelli, delle vibrazioni del bosco e di quelle del fiume sorgivo mormorante mentre scorre all’esterno della “città morta”, tra  mura e rovine.

Zona Agro Pontino, provincia di Latina
Periodo Marzo – Aprile/Novembre – Dicembre 2017
Durata 1 giorno


Dal Quadrato di Latina al Borgo di Fogliano

borgofogliano

Un trekking anomalo tra la città di fondazione, la periferia, la campagna e gli ambienti retro costieri nel Borgo più antico e originale dell’Agro Pontino. Passando per la capitale della preistoria pontina, Colle Parito, si percorrono gli argini dei canali e tratti di antiche strade della bonifica, segnate sulle carte topografiche degli anni venti del secolo scorso, toccando luoghi di cui resta solo il proprio nome originale. Ma avvicinandosi alle rive del lago di Fogliano, leggendo brani sulla vita in palude, qualcosa di quegli ambienti e della loro natura ancora potrà emergere.

Zona Agro Pontino, provincia di Latina
Periodo Marzo – Aprile /Novembre – Dicembre 2017
Durata 1 giorno


La lunga strada di sabbia

strada di sabbiaI racconti della costa pontina: da Foce Verde a Torre Paola. Un cammino lungoriva tra luoghi che pur non sembrando, hanno  storie da raccontare: la foce di canale Mussolini e passo dei Genovesi, le terme di Fogliano e la strada dell’amore a Capoportiere, la Torre e la vecchia foce di Fogliano. Infine, a Sabaudia, la duna de “La bella estate” di Enzo Siciliano e Torre Paola, ricordando Pasolini e gli altri artisti, che come lui, l’hanno sentita “una cosa strana … una lucida follia”.

Leggi La lunga strada di Sabbia.

Zona Agro Pontino, provincia di Latina
Periodo
Marzo – Aprile / Novembre – Dicembre 2017
Durata 
1 giorno periodo


Promontorio del Circeo: anello del Picco di Circe

cofUn ripido sentiero che da Torre Paola risale i 500 metri del Picco di Circe, con i resti del tempio della maga “apprestatrice di filtri e veleni”, antichissima e suggestiva leggenda con un fondo di verità, vista la presenza, nella densa vegetazione dell’Euforbia arborea. Da qui lungo la sottile e frastagliata cresta sino al Fortino della Creta Rossa, camminando sulle teste di strato dei calcari selciferi. Il ritorno a Torre Paola attraverso il Peretto percorrendo in direzione ovest – nord ovest un sentiero a bassa quota nel versante Quarto Freddo, con una densa vegetazione di leccio, corbezzolo ed erica arborea. Lungo il percorso antichi resti murari e qualche piccola e isolata piazzola dal suolo scuro, residuo di vecchie carbonaie.

Zona Agro Pontino, provincia di Latina
Periodo
Marzo – Aprile /Novembre – Dicembre 2017
Durata 
1 giorno


Promontorio del Circeo:  il sentiero roccioso litoraneo

sentieroroccioso2Scendendo dalla cresta del promontorio alla Vasca Moresca, tra rosmarini, mirti e alaterni dal picco, questo sentiero che alla base di Quarto Caldo si sviluppa a pochi metri dal mare tra la base del precipizio e Torre Fico può costiuire una variante dell’anello di Circe. A tratti su roccia compatta, resa aspra e spigolosa dall’azione dei venti e dagli spruzzi salati, attraverso macchie dense di vegetazione, si passa per Riparo Blanc, la Batteria, Torre Cervia, il Faro, le grotte marine della stratigrafia pontina e della preistoria, sino al porticciolo di San Felice Circeo. E da qui volendo altro ancora: tutti siti dal Genius locii, tra mito, storia, paziente natura e racconto.

Zona Agro Pontino, provincia di Latina
Periodo
Marzo – Aprile / Novembre – Dicembre 2017
Durata 
1 giorno


La Riviera di Ulisse

OLYMPUS DIGITAL CAMERADa Sperlonga verso Gaeta lungo l’Antica Flacca passando per le Torri semaforiche cinquecentesche (Torre Truglia, Torre Capovento, Torre Cetarola, Torre Sant’Agostino), su sentieri e ponti di pietra a picco sul mare. Un cammino tanto affascinante quanto impegnativo, nel cuore del Parco Naturale Regionale della Riviera di Ulisse, paesaggio marino costiero unico che fonde mito, storia e natura. In canoa, poi, navigando lentamente sottocosta si possono anche esplorare grotte, avvicinare falesie, osservare forme geologiche e organismi, in una sequenza di esperienze sensoriali altrimenti non percepibili.

Zona Lazio meridionale, provincia di Latina
Periodo
Marzo – Aprile / Novembre – Dicembre 2017
Durata 
1 giorno


Quattro Tappe tra acqua e pietra 

Il fiume Fiora da Ponte San Pietro al Ponte Rotto di Vulci in quattro lente tappe. Un cammino dentro e poco fuori le acque dell’Armine fiume sacro degli Etruschi, che segna il confine tra Lazio e Toscana, un tempo tra Stato Pontificio e Gran Ducato di Toscana.

1 – Da Ponte medievale dedicato a San Pietro alla confluenza con il fiume Olpeta

cofDal piccolo ponte medievale posto poco a monte dell’attuale Ponte San Pietro, esile ma sopravvissuto a tutte le piene della Fiora, sino alla confluenza con l’Olpeta si percorrono le acque che lambiscono le rocce più antiche del Lazio. Hanno circa 220 milioni di anni le quarziti, da cui deboli esalazioni di gas e vapori lasciano bande gialle di zolfo e strie di ossidi rosso sangue, e le scistose filladi nero argento che si infuocano al sole. Da qualche parte, anche filoni mineralizzati con tracce d’oro, che solo i più abili cercatori hanno trovato in rarissime scagliette, mescolate alle sabbie.                               

Zona Tuscia, provincia di Viterbo
Periodo
Maggio – Ottobre 2017
Durata 
1 giorno

2 – Tra la confluenza con l’Olpeta e quella con il fosso della Paternale

monUna parete di tufo dove le acque hanno costruito  una colonna calcarea e l’uomo, al contrario, svuotando la roccia, ha scolpito una “cattedrale”, il Romitorio di Poggio Conte, un luogo dell’anima immerso nella natura, tra i più densi di spiritualità dell’intera Tuscia. Oltre il romitorio il fiume sorprende ancora. Come in un cammino dentro un bosco fatato, la traccia del percorso attraversa l’estesa frana che ha frammentato in grandi blocchi un enorme piastra di travertino sino al basso ma tumultuoso salto del fiume alla confluenza con il fosso della Paternale. Ci si potrebbe accontentare dell’energia dell’acqua e della ricchezza di sensazioni di questo luogo, se non fosse per l’intrigante scoperta della risalita della Paternale.

Zona Tuscia, provincia di Viterbo
Periodo
Maggio – Ottobre 2017
Durata 
1 giorno

3 – Tra il Ponte del Diavolo e il laghetto del Pellicone

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L’esplorazione del fiume riprende sotto il castello dell’Abbadia poco oltre il Ponte del Diavolo, straordinaria opera che già ventitré secoli fa consentiva di attraversare la gola dell’Armine, l’antico Fiora, profonda oltre 30 metri e larga più del doppio. Il paesaggio fluviale di questo tratto è superbo. Sulla riva destra le bianche pareti di travertino di Cavalupo, a tratti verdi di vegetazione grondante acqua satura di calcare, dove la pietra è ancora in formazione; il pavimento e le pareti della riva sinistra, scolpite nelle vulcani nero lucide, sino al salto nel laghetto del Pellicone.

Zona Tuscia, provincia di Viterbo
Periodo
Maggio – Settembre 2017
Durata 
1 giorno

4 – Dal laghetto del Pellicone a Ponte Rotto e  tomba Francois

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E’ il tratto fluviale che attraversa la area archeologica di Vulci, estesa nella solennità delle morbide forme della Maremma laziale, prima città-stato etrusca e poi romana. Un ponte di cinque arcate collegava la città dei vivi a quella dei morti. Così verso oriente, alle spalle dei resti del ponte, lungo il declivio fluviale, le tombe ricchissime scavate nelle vulcaniti; nella campagna circostante, tumuli e sepolcri. Poco oltre l’area archeologica, verso il mare, il paesaggio del fiume ancora scolpito nelle pareti travertinose, e scandito nell’alternanza di  sponde verdeggianti, letti e spiagge di sabbia, ciottoli e massi, le cui forme e colori tradiscono la natura composita delle rocce d’origine.

Zona Tuscia, provincia di Viterbo
Periodo
Maggio – Ottobre 2017
Durata 
1 giorno


Due tappe lungo il Fiume, nel cuore wilderness della Tuscia

1 – Il Romitorio rupestre di Fontana Buia

fontana buiaAll’inizio, dalla confluenza con il fiume Fiora,  si costeggiano le rive dell’Olpeta con un sentierino tra stretti campi ricavati fin sotto le pareti rosse  vulcaniche, sino a un’altro eremo rupestre chiamato in più modi: Romitorio di Fontana Buia, Ripatonna Cicognina, Chiusa del Vescovo. Tutti nomi che sembrano enigmatici ma che si spiegano già dalle mappe ed esplorando l’intorno. Esposto a meridione, scavato ma anche costruito su tre livelli, nel corso di almeno sei secoli ha accolto preghiera e meditazione ma certamente anche vita produttiva sostenuta dall’abbondanza di acqua, dall’energia del sole e dalla fertilità del suolo. I molteplici ambienti di Ripatonna Cicognina colpiscono mente e cuore, e si mostrano forse più accoglienti rispetto alla sacrale austerità e intimità di Poggio Conte.

Zona Tuscia, provincia di Viterbo
Periodo
Maggio – Ottobre 2017
Durata 
1 giorno


2 – La risalita sino a Castrum

digOltre il romitorio, lì dove la valle si stringe e i piccoli coltivi scompaiono, discendendo direttamente nell’alveo dell’Olpeta, inizia la sua risalita, penetrando lentamente nella forra in un ambiente prossimo alla wilderness. Così, quando la stagione e le condizioni meteorologiche lo consentono, camminando in acqua su un percorso affascinante che alterna sabbie cedevoli, pietre e massi, pavimenti lavici, può essere risalito, con molto attenzione e altrettanto impegno sino a Castro, “Cartagine della Tuscia”. Una natura selvaggia non alterata dai pochi ma misteriosi resti di piccoli ponti e opere idrauliche che si concentrano ai piedi dello sperone, denso di vegetazione e intagliato dalla storia etrusca, su cui si distendono le rovine della capitale del Ducato di Castro.

Zona Tuscia, provincia di Viterbo
Periodo 
Luglio- Agosto 2017
Durata 
1 giorno


La Selva del Lamone: “una storia di fuoco” 

Una rispettosa esplorazione di un luogo dove la cofnatura geologica è prepotente nonostante il paziente lavoro della vegetazione abbia tentato di obliterarne le asprezze. Il Lamone è una articolata colata lavica, in blocchi neri, disgiunti e ricoperti di muschi, che sembrano caoticamente ammassati da mani ciclopiche. Se non fosse per i sentieri ben segnati, che conducono a luoghi dal nome evocativo come  Rosacrepante, Voltapietre,  Semonte, Rofalco, ci si perde facilmente in questo intrico di pietre, carpini neri, lecci  e cerri; ma il momentaneo spaesamento porta ad una vertigine positiva. Presa dimestichezza con la natura selvaggia del luogo, l’immersione nella selva consente di allacciare una relazione profonda con la foresta, che può essere, come nelle pratica giapponese dello  Shirin-yoku, terapeutica.

Zona Tuscia, provincia di Viterbo
Periodo  
Maggio – Ottobre 2017
Durata 
1 giorno


Due tappe sul lago di Bolsena: Monte Bisenzio e Isola Bisentina

1 – A filo d’acqua attorno all’isola giardino

lago Bolsena0595Dal curato e accogliente circolo kayak di Capodimonte, una traversata in direzione nord-est tenendo la prua della canoa sulla cupola del Monastero dei Santi Giacomo e Cristoforo è la rotta più breve per raggiungere l’Isola Bisentina. Nella sua lunga storia, luogo di costruzioni e distruzioni, quieto e adatto all’ozio e alla meditazione ma anche di prigionia. Con una lenta navigazione sottocosta si manifesta la sua articolata morfologia legata ai collassi e all’erosione del cono eruttivo vecchio di 130.000 anni. Così il lento periplo si sviluppa lungo una costa frastagliata che passa da alte pareti biancastre sormontate da alberi scheletrici, colonie di cormorani e ardeidi, e dal più elusivo nibbio bruno, sino a rive basse con boschetti di leccio e lembi palustri, alla quota del lago. All’interno chiese e giardini e quasi al centro dell’isola verso la sommità di monte Tabor il crudele carcere per eretici in fondo a un profondo e buio pozzo. Narrate le tante leggende dell’isola e compiuto il periplo, si punta a ovest verso lo scuro e triangolare profilo di monte Bisenzio, altro residuo di un cratere costruito dal saldarsi di frammenti lavici incandescenti.

Zona Tuscia, provincia di Viterbo
Periodo  
Maggio – Ottobre 2017
Durata 
1 giorno


2 – Monte Bisenzio, sospesi sul vuoto che colma l’anima

digAlla lenta pagaiata attorno all’isola Bisentina, sbarcati su esigue spiaggette, si può aggiungere  la breve salita sino alla cima di Monte Bisenzio, tra  i resti di Bisentium (o Visentium), insediamento che prima di essere distrutto dai Longobardi e definitivamente lasciato all’abbandono a causa della malaria, è stato città etrusca e poi romana. Nel breve cammino, dalla fitta vegetazione di leccio, emergono ruderi medievali, sepolcreti scavati nella tenace ma lavorabile vulcanite, con tombe a pozzetto e a cassone, e soprattutto la bellissima colombaia a picco sul lago, le cui nicchie, mostrano profili che più che umani, sembrano appartenere a divinità protettrici. Affacciato di fronte l’isola Bisentina, l’inquietante ma affascinante sbalzo sul vuoto offerto da uno sperone tufaceo, consente di abbracciare con un unico sguardo quasi l’intero lago e poi, abbassando gli occhi dalla linea dell’orizzonte disegnata dalla cresta calderica vulsina,  ripercorre la rotta compiuta.

Zona Tuscia, provincia di Viterbo
Periodo  
Maggio – Ottobre 2017
Durata 
1 giorno